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À propos de Nice

In Cinema on novembre 29, 2008 at 3:19 pm
Il carnevale di Nizza (1930)  

 

 

Il carnevale di Nizza (1930)

 

Il primo esercizio di stile di Jean Vigo è un’opera che esalta l’avant-garde e il surrealismo documentaristico russo alla Dziga Vertov. Decisiva in questo l’influenza di Boris Kaufman, fratello del documentarista russo e stretto collaboratore dell’istrione Vigo. La macchina da presa traccia il ritmo di una città in decadenza inconsapevole e lasciva. I contrasti sono caustici, a Vigo non sfugge nulla, a contatto con il corpus della città, brucia tutto.

I bagnanti come coccodrilli. Le ostriche come mostri ginecologici. Il sabba lascivo delle donne sui carri le trasfigura quasi in mostruosità, ricordando le arpie di Windowlicker di Aphex Twin.

Mi ha fatto venire in mente le riprese lisergiche del cimitero in Easy Rider… e quanta parte ha avuto questo film nell’influenzare le riprese della “mortazza” durante il G8 di Genova, documentato da Enrico Ghezzi.

Tre anni di riprese bohemienne condensati in 21 minuti, danno forma a questo point de vue documentè di decadenza e celebrazione allo stesso tempo, per dipingere un purgatorio in terra di vizio e abbandono. Grottesco e monumentale.

Ascenseur pour l’échafaud

In Cinema on novembre 28, 2008 at 10:20 pm

Jeanne Moreau e Miles Davis

 

 

Jeanne Moreau e Miles Davis

 

 

L’opera prima di un ventiquattrenne Louis Malle è il suo unico e riuscito tentativo di accostarsi all’esercizio di genre. Più interessato alla esecuzione che al processo narrativo.

Il soggetto è lineare, quasi banale nella sua naturale conclusione, ma le sequenze notturne fotografate da Henri Decaë, che ritraggono una Jeanne Moreau finalmente attrice traboccante, notturna sensualissima e audace sono forse l’elemento migliore del film.

Miles Davis ai suoi primi vagiti di Jazz modale, regala una colonna sonora che è espressione perfetta di una Parigi perfetta: notturna, modernissima, struggente.

Un Louis Malle eccezionalmente pronto, un pò Robert Bresson, un pò Hitchcock, con quel pizzico di Nouvelle Vague che si preparava a sbocciare.

McGeorge Bundy

In Bio on novembre 7, 2008 at 10:39 pm
McGeorge Bundy - 1967

McGeorge Bundy - 1967

Your problem, young man, is not your intellect but your ideology

Lo scolaretto perfido della Groton con i suoi memo leggendari, pragmatici, cinici. Tanto wise, tanto duro, eppure il primo ad analizzare criticamente l’escalation di Lindon Johnson in Vietnam.

Esce postuma in questi giorni negli Stati Uniti, quella che sarebbe dovuta essere la sua “Lezione sul disastro”, il libro che si accingeva a scrivere prima di morire.

Gordon M. Goldstein, il ricercatore che lo ha aiutato in quegli anni a raccogliere il materiale per la pubblicazione, esce nelle librerie con il suo personalissimo (non autorizzato dalla famiglia  Bundy) “Lessons in disaster”.

Lessons in disaster

Lessons in disaster su Amazon.com

Il primo di una serie semiseria

In Italiani brava gente on novembre 7, 2008 at 9:54 pm
Obey Obama

Obey Obama

Tutto sta per diventare very very sexy come ai tempi del “più best” e del “più brightest” John “Jack” Kennedy? Lo si sente dire da più parti.

“Il mondo sta per cambiare!” 
“Obama è bravo! Ed è pure bello! [sic]” 

Il re è nudo.

I “new liberals” italioti impazzano. Finalmente torniamo ad essere filo-americani? Ma sul serio?

Obama ha davvero stravinto, e gli americani, così generosamente “Candide“, ci hanno dato una nuova lezione: solo gli americani sanno essere così magnificamente entusiasti e liberi.

Pensare che da noi le cose sembrano sempre funzionare al contrario.

Ovviamente però tutti (ma proprio tutti) disperatamente tendono ad aggrapparsi unghie e denti al fascino dei vincitori.

Forse sarebbe bene tornare tutti a confrontarsi criticamente con l’illuminante verità di Giovanni Sartori:

Un liberale americano non sarebbe chiamato tale in nessun paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra. […]