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Le feu follet

In Cinema, Louis Malle on marzo 2, 2009 at 9:37 pm

Maurice Ronet

Degli uomini”, disse il Piccolo Principe, “coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano” (Saint-Exupéry, 1943)

Stimolato dal buon Massimino e approfittando di un paio d’ore libere, sabato mattina (in assoluto l’orario migliore) ho rivisto “Le feu follet” del 1963, con Maurice Ronet.

Ho potuto nuovamente apprezzare la regia asciutta, matura di Malle in un film che deve tantissimo al nostro migliore Antonioni piu di quanto non debba al mentore Bresson.

Un film sulla solitudine, tutta Fitzgeraldiana, resa esplicita nella ripresa di un passaggio di Babylon revisited nell’incontro con il barista Charlie.

Maurice Ronet è perfetto, un’icona di decadenza e charme. Affronta la sua prova di recitazione con un’unica cadenza languida, sottolineando l’essenza stessa del film e la sua dichiarazione d’intenti, le sue domande retoriche sull’essenza della vita e della morte. Quando è solo scruta le minuzie di ciò che lo circonda. In compagnia osserva i suoi amici con una nonchalance contemplativa: “La vita scorre troppo piano in me,” mormora a se stesso mentre accarezza la pistola.

Il suo Alain al canto del cigno, rimette in discussione i suoi compagni di vita estremizzando il confronto con le loro esistenze di alienazione borghese. Alain non arriva più a comprendere ciò che lo circonda, avverso ad una parvenza di normalità che non coinvolge mai il piano ideologico e intellettuale.

E’ Malle che prova a violentare il suo stesso senso critico, solidarizzando con i personaggi che Alain, ormai un corpo estraneo a tutto, scruta alla ricerca di genuinità. Gli sguardi, gli occhi, rendono così fragile, sfuggente ed inaspettato l’essere umano: si posano su Alain e sembrano esprimere e al contempo reprimere tutta l’umanità che lui ricerca ma che non riesce a cogliere.

L’attenzione romantica e decadente di Malle per l’universo femminile, la stupefacente sublime sensualità…  è un’ammissione limpida dei  propri limiti di comprensione.

Quanto è bella e decadente Parigi. Quanto è bella ed elegante Lena Skerla. Solange e Alexandra Stewart sono una visione.

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À propos de Nice

In Cinema on novembre 29, 2008 at 3:19 pm
Il carnevale di Nizza (1930)  

 

 

Il carnevale di Nizza (1930)

 

Il primo esercizio di stile di Jean Vigo è un’opera che esalta l’avant-garde e il surrealismo documentaristico russo alla Dziga Vertov. Decisiva in questo l’influenza di Boris Kaufman, fratello del documentarista russo e stretto collaboratore dell’istrione Vigo. La macchina da presa traccia il ritmo di una città in decadenza inconsapevole e lasciva. I contrasti sono caustici, a Vigo non sfugge nulla, a contatto con il corpus della città, brucia tutto.

I bagnanti come coccodrilli. Le ostriche come mostri ginecologici. Il sabba lascivo delle donne sui carri le trasfigura quasi in mostruosità, ricordando le arpie di Windowlicker di Aphex Twin.

Mi ha fatto venire in mente le riprese lisergiche del cimitero in Easy Rider… e quanta parte ha avuto questo film nell’influenzare le riprese della “mortazza” durante il G8 di Genova, documentato da Enrico Ghezzi.

Tre anni di riprese bohemienne condensati in 21 minuti, danno forma a questo point de vue documentè di decadenza e celebrazione allo stesso tempo, per dipingere un purgatorio in terra di vizio e abbandono. Grottesco e monumentale.

Ascenseur pour l’échafaud

In Cinema on novembre 28, 2008 at 10:20 pm

Jeanne Moreau e Miles Davis

 

 

Jeanne Moreau e Miles Davis

 

 

L’opera prima di un ventiquattrenne Louis Malle è il suo unico e riuscito tentativo di accostarsi all’esercizio di genre. Più interessato alla esecuzione che al processo narrativo.

Il soggetto è lineare, quasi banale nella sua naturale conclusione, ma le sequenze notturne fotografate da Henri Decaë, che ritraggono una Jeanne Moreau finalmente attrice traboccante, notturna sensualissima e audace sono forse l’elemento migliore del film.

Miles Davis ai suoi primi vagiti di Jazz modale, regala una colonna sonora che è espressione perfetta di una Parigi perfetta: notturna, modernissima, struggente.

Un Louis Malle eccezionalmente pronto, un pò Robert Bresson, un pò Hitchcock, con quel pizzico di Nouvelle Vague che si preparava a sbocciare.